Questo articolo riprende e rielabora i dati emersi dall’indagine “Donne e salute – Ventennale Fondazione Onda ETS”, realizzata da Elma Research per Fondazione Onda con l’obiettivo di confrontare il rapporto delle italiane con la salute nel 2005 e nel 2025. Lo studio è stato condotto tra il 28 febbraio e il 12 marzo 2025 su un campione di 800 donne tra i 18 e i 65 anni, attraverso interviste CAWI della durata di circa 15 minuti. Il campione è stato stratificato per età, area geografica (Nord Ovest, Nord Est, Centro, Sud e Isole in proporzione alla popolazione nazionale), titolo di studio e condizione lavorativa, con una quota maggioritaria di donne occupate.
In questa analisi sulle diverse generazioni di donne e sul loro rapporto con la salute, a cambiare non sono soltanto le malattie più temute, ma anche – e forse soprattutto – il modo in cui le donne percepiscono e gestiscono il tempo, vivono il rapporto con il proprio corpo, si affidano alla tecnologia e interagiscono con i servizi sanitari.
Dentro questa trasformazione profonda, culturale e organizzativa, si gioca una parte decisiva del futuro delle politiche di prevenzione e dei percorsi di cura dedicati alle donne, dalla diagnosi precoce alla presa in carico continuativa, fino al sostegno psicologico e alla qualità di vita nel lungo periodo.
Le priorità delle under 35: autonomia, progetti e salute “on demand”
Per molte donne sotto i 35 anni, la salute si intreccia con una fase della vita segnata da studio, lavoro, precarietà e desiderio di autonomia. La priorità non è più solo “stare bene” in senso generico, ma mantenere le energie necessarie per costruire il proprio progetto di vita: laurearsi, crescere professionalmente, magari viaggiare, sperimentare nuove esperienze e, solo in alcuni casi, pensare alla genitorialità.
In questo quadro, il rapporto con la salute è fortemente “tecnologico”. App per il ciclo mestruale, wearable per monitorare il sonno e l’attività fisica, ricerche veloci sul web, gruppi social in cui chiedere consigli: l’accesso alle informazioni è immediato, spesso frammentato, talvolta poco filtrato. La prevenzione passa anche da notifiche push, reminder digitali, video brevi e contenuti che devono adattarsi a tempi di attenzione ridotti e vite frenetiche.
Non è disinteresse, ma un diverso modo di stare in relazione con il tema salute: le under 35 cercano risposte rapide, spiegazioni chiare, la possibilità di prenotare visite e esami online, orari flessibili e servizi che si integrino con la loro agenda, non che la stravolgano.
Le preoccupazioni delle over 50: malattie gravi, autonomia e ruolo di caregiver
Per le donne oltre i 50 anni, la mappa delle priorità cambia. Al centro non ci sono più solo i progetti futuri, ma la gestione di una fase di vita in cui iniziano a pesare, anche simbolicamente, parole come tumore, malattie cardiovascolari, patologie neurodegenerative.
La salute viene percepita come condizione essenziale per mantenere autonomia, qualità di vita, capacità di prendersi cura di sé e degli altri.
In questa fascia d’età entrano in gioco anche altri elementi: la gestione dei cambiamenti legati alla menopausa, la paura di perdere autosufficienza, la responsabilità verso un partner che invecchia o un genitore molto anziano, spesso fragile. L’idea di “invecchiamento attivo” non è uno slogan, ma una necessità concreta: fare movimento, mantenere una buona vita sociale, avere accesso a controlli periodici e percorsi di prevenzione specifici.
Sul piano relazionale il riferimento resta spesso il medico di famiglia al quale chiedere un consulto vis-à-vis. La tecnologia c’è, ma non sempre è percepita come alleata naturale: molti servizi digitali vengono vissuti come complessi, poco intuitivi o freddi. Qui il bisogno principale è sentire di non essere lasciate sole nell’affrontare diagnosi, terapie, cambiamenti del corpo e della mente.
Comportamenti diversi, stesso carico di cura: il lavoro invisibile delle donne
Se le modalità cambiano, c’è però un elemento che unisce figlie, madri e nonne: il carico di cura. Le più giovani aiutano genitori e nonni con prenotazioni online, ricerche di informazioni, gestione di app e referti digitali.
Le più anziane continuano a occuparsi della salute di partner, genitori molto anziani, nipoti: accompagno alle visite, gestione delle terapie, monitoraggio dei sintomi, ascolto delle preoccupazioni.
Sono comportamenti diversi che rispondono a competenze diverse – le une più digitali, le altre più esperte della relazione diretta con il medico – ma che convergono nello stesso risultato: una grande parte della salute familiare passa dalle donne.
Questo “lavoro invisibile” non è riconosciuto, raramente è supportato da servizi dedicati, spesso si somma a impegni lavorativi, domestici e personali, con un impatto significativo sul benessere psicologico e fisico di tutte le generazioni.
Ripensare comunicazione e servizi: percorsi su misura per ogni generazione
Mettere davvero al centro le donne significa riconoscere che non esiste un unico modo di parlare di salute al femminile. Servono percorsi di prevenzione e informazione calibrati sulle diverse fasce d’età, con linguaggi, canali e modalità di accesso differenti.
Per le under 35, questo può tradursi in campagne digitali chiare e scientificamente fondate, contenuti pensati per i social ma costruiti con rigore, servizi di prenotazione smart, orari serali o nel weekend, percorsi di prevenzione integrati con la vita lavorativa e di studio.
Per le over 50, al contrario, si rivelano decisivi la continuità con il medico di riferimento, i percorsi di counselling in presenza, i gruppi di supporto, gli incontri informativi in orari compatibili con le loro responsabilità di cura. Anche gli spazi fisici, i tempi di visita, la possibilità di avere spiegazioni semplici ma approfondite fanno parte di un modello di servizio più “a misura di generazione”.
Ripensare comunicazione e servizi per figlie, madri e nonne non è un esercizio teorico, ma una scelta strategica: solo riconoscendo differenze e bisogni specifici sarà possibile costruire una sanità davvero capace di accompagnare le donne in tutte le fasi della vita, valorizzando il loro ruolo di protagoniste – e non solo di “registe invisibili” – della salute propria e altrui.
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